Dolori della psiche - Psicologo dott. Boccadoro

Dott. Leonardo Boccadoro
Psicologo Psicoterapeuta
Dott. Leonardo Boccadoro
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Argomenti di psicologia
Anoressia e Bulimia

L’anoressia nervosa e la bulimia nervosa fanno parte della famiglia dei DCA (Disturbi del Comportamento Alimentare).

Anoressia nervosa
L’anoressia nervosa è un disturbo del comportamento alimentare connesso al rifiuto del cibo e al conseguente dimagrimento eccessivo.
Il termine anoressia corrisponde letteralmente alla mancanza di appetito ma, nella realtà, le persone affette dall’anoressia nervosa non hanno assolutamente mancanza di appetito, anzi, hanno spesso molta fame di cibo ma lottano costantemente contro il desiderio di mangiare perché quando si guardano allo specchio si vedono grasse pur essendo il loro peso normale, se non addirittura sottopeso, in proporzione alla loro altezza (v. Tabella: Indice di Massa Corporea).
Si può avere:
Anoressia nervosa con restrizioni (rigido controllo alimentare senza abbuffate e senza condotte di eliminazione o svuotamento);
Anoressia nervosa di tipo bulimico (con abbuffate e con condotte di eliminazione) ossia le abbuffate sono seguite da comportamenti di svuotamento come il vomito auto-indotto, l’abuso di lassativi, i diuretici, gli enteroclismi, i prodotti dimagranti e l’esercizio fisico ossessivo.

Il termine anoressia viene utilizzato anche per indicare l’Anoressia riversa (o Bigoressia) e l’Anoressia sessuale (ossia la mancanza del desiderio sessuale).
L’anoressia riversa, detta anche bigoressia, complesso di Adone, dismorfia muscolare, vigoressia, è una disfunzione riferita alla volontà di acquisire una sempre maggiore massa muscolare a causa di un’alterata percezione della propria immagine corporea.
L’anoressia sessuale può essere totale quando la persona ha una assoluta mancanza del desiderio sessuale; oppure può essere ipoattiva quando l’interesse nei confronti della sessualità è scarso.
L’anoressia sessuale si definisce come permanente quando il basso livello di pulsione sessuale è costituzionale (ossia da sempre presente nella vita del soggetto); acquisita quando vi è la perdita della libido dopo un normale periodo di evoluzione; generalizzata quando il basso desiderio sessuale riguarda tutti gli aspetti e le tipologie della sessualità; situazionale quando l’inibizione del desiderio sessuale è causata da situazioni o fattori presenti nell’ambiente.

Bulimia nervosa
La bulimia nervosa è contrassegnata da ripetuti episodi di abbuffate compulsive, ossia mangiare in un breve periodo di tempo una quantità di cibo eccessiva rispetto alle normali necessità di ingestione che produce la sazietà.

Si può avere:
  • Bulimia nervosa con comportamenti di eliminazione ossia vomito autoindotto, uso inappropriato di lassativi, diuretici o enteroclismi.
  • Bulimia nervosa senza comportamenti di eliminazione ma con comportamenti compensatori inappropriati quali il digiuno o l’esercizio fisico eccessivo.

Disturbo da Alimentazione Incontrollata (Binge Eating Disorder)
Il BED è costituito da ripetuti episodi di alimentazione incontrollata che comporta l’ingestione di grandi quantità di cibo e la sensazione di perdita del controllo nelle abbuffate.
Il BED è contrassegnato da assenza di comportamenti di compensazione quali il vomito, l’abuso di lassativi, i digiuni e l’esercizio fisico eccessivo; la conseguenza dell’alimentazione incontrollata conduce spesso ad un aumento del peso corporeo (a volte con fasi cicliche) e, sul piano psichico, produce sensazioni di sconfitta, sensi di colpa, sentimenti di disapprovazione e insofferenza verso se stessi.

Calcolo dell’Indice di Massa Corporea (Body Mass Index)



Ansia e Depressione

L'ansia
Lo stato ansioso è una risposta emotiva che anticipa condizioni reali o immaginate di stress, paura, preoccupazione, oppure situazioni che possono minacciare la propria integrità fisica o psichica.
Nelle normali condizioni di vita l’ansia è un sistema di allarme fisiologico che risulta fondamentale per la sopravvivenza della specie.
Quando l’ansia diventa sproporzionata rispetto allo stimolo, reale o fantasticato, si trasforma allora in disturbo mentale poiché non favorisce l’adattamento della persona all’ambiente ma diventa una sofferenza incontrollabile che necessita di un intervento terapeutico.
I disturbi d'ansia appartengono alla categoria dei disturbi disadattivi, contrassegnati da uno sproporzionato e pervasivo stato di attivazione, fisico o mentale, che risulta eccessivo per il soggetto che ne è affetto, limitandone fortemente il funzionamento nella vita privata, sociale e di relazione.
L'ansia morbosa si esprime con un persistente stato di vigilanza e con comportamenti di evitamento di tutte quelle situazioni che possono scatenare reazioni ansiogene di panico e angoscia.
Secondo il Manuale diagnostico statistico (DSM) i disturbi d'ansia sono specificati facendo riferimento alle situazioni/oggetti temuti, per cui si può rintracciare:
• agorafobia
• ipocondria
• fobia sociale
• fobie specifiche
• ansia da separazione
• disturbo di panico
• disturbo d'ansia generalizzato
• disturbo d'ansia indotto da sostanze
• disturbo d'ansia causato da situazioni mediche
L’ansia può assumere diverse conformazioni:
Generalizzata: quando non è collegata a nessuno stimolo specifico ma il soggetto continua ad avvertire una costante agitazione, apprensione, inquietudine.
Acuta: quando assume carattere di urgenza e forte preoccupazione con espressioni corporee rilevanti (tachicardia, respiro corto, senso di mancamento, nodo alla gola, tremori) e manifestazioni psicologiche disfunzionali (pensieri catastrofici, costernazione, senso di impotenza, funzioni cognitive e comportamentali danneggiate, sensazioni di depersonalizzazione e derealizzazione).
Cronica: quando è da sempre presente nelle caratteristiche della persona.
I sintomi dell’ansia sono rintracciabili anche in altri disturbi psicopatologici:
Disturbo ossessivo-compulsivo (pensieri e immagini intrusive e persistenti, comportamenti o azioni ripetitive e non alienabili).
Disturbo post-traumatico da stress (sintomi disturbanti e fortemente invalidanti, causati dai postumi di un evento traumatico).
Disturbo di attacco di panico (fenomeno acuto ed esasperato, intenso ma di breve durata con senso di pericolo e paura di morire, in cui il soggetto avverte sintomi vegetativi incontrollabili (respiro corto ed affannoso, vertigini, senso di svenimento).
Il Disturbo d’ansia da separazione è tipico dei bambini, quando i figli hanno bisogno di una costante presenza del genitore per soddisfare i propri bisogni primari di nutrimento e sicurezza; se questa esigenza persiste in età adulta, generando apprensione per l’allontanamento del partner o di un familiare, si può inquadrare in un disturbo di area patologica.

La depressione
La depressione fa parte della grande famiglia dei disturbi dell’umore che comporta sentimenti esasperati di tristezza, abbattimento, distacco emotivo e disinteresse generalizzato.
I sintomi emotivi della depressione comprendono uno stato di profonda tristezza e l’incapacità di saper cogliere gli aspetti piacevoli della vita.
I sintomi fisici della depressione possono riguardare: stanchezza, mancanza di forze, dolori di vario tipo e localizzazione, difficoltà a prendere sonno, risvegli frequenti durante la notte, oppure al contrario dormire durante il giorno e sentirsi come attoniti senza voglia di intraprendere alcuna azione. Non avere più voglia di mangiare, oppure avere un grande aumento dell’appetito. Alcuni soggetti possono avvertire un rallentamento dei pensieri e dei movimenti, mentre altri non riescono a stare fermi e si sentono costantemente agitati.
Altri sintomi fisici possono riguardare la perdita del desiderio sessuale e della vita di coppia, il ritiro sociale e l’incuria per il proprio aspetto fisico.
La depressione è più frequentemente sperimentata dalle donne rispetto agli uomini, il rapporto è di due a uno.
Il Disturbo Depressivo Maggiore (DDM) si configura come la seconda causa di malattia nelle proiezioni statistiche mondiali. Il profilo clinico del disturbo, rappresentato da intensa tristezza, profondo senso di scoraggiamento, disinteresse affettivo e mancanza di fiducia nel futuro, può non di rado portare ad ideazioni suicidarie. I principali pattern mentali coinvolti nel DDM sono rappresentati da: disturbi del pensiero logico, degradamento delle capacità cognitive, piattezza dei sentimenti e delle emozioni, senso di insuccesso personale, tracollo della propria vita e varie tipologie di disturbi fisici fra cui alcune disfunzioni della sfera sessuale.
La depressione può avere diverse cause di insorgenza:
  • malattia fisica dovuta ad alterazione genetica in cui la produzione di neuromodulatori chimici interferiscono con le funzioni cerebrali;
  • condizione cerebrale sopraggiunta nel corso di vita quale ad esempio l’abuso di sostanze o l’effetto iatrogeno di cure;
  • trauma o grave problema non risolto;
  • evento inaspettato, non-normativo della vita (licenziamento, abbandono, separazione, fallimento).

Smiling depression
La "depressione sorridente" è un atteggiamento di difesa che molte persone manifestano, a volte inconsapevolmente, per nascondere sentimenti di infelicità, angoscia, senso di fragilità ed insoddisfazione.
È una “depressione atipica” in cui il sorriso (o l’apparente felicità o allegria) viene mostrato nelle situazioni pubbliche e sociali, ma nella realtà è una maschera che viene indossata in particolari circostanze, per creare un’immagine esteriore molto diversa da ciò che in realtà si sente e si sta vivendo dentro di sé.
La smiling depression è una patologia che va curata perché potrebbe aprire la strada ad altre e ben più gravi difficoltà sociali, di vita e di relazione. Rinchiudersi in sé stessi non porta ad alcun risultato utile. La cosa migliore da fare è affrontate queste difficoltà, chiedere aiuto, parlare con una persona esperta a cui manifestare con sincerità e coraggio il proprio disagio interiore.

Attacchi di panico
L’attacco di panico
Gli attacchi di panico, anche detti disturbi da panico, fanno parte della famiglia dei disturbi d'ansia e sono contrassegnati da acuti stati di agitazione associati a diversi sintomi psichici e somatoformi, ossia sintomi fisici che portano il soggetto ad immaginare la presenza di una malattia di natura organica.
L’età tipica di insorgenza dell’attacco di panico è quella della tarda adolescenza o prima età adulta e la sua incidenza (ossia il numero di casi in cui si verifica) è maggiore nelle donne rispetto agli uomini (2-3 a 1). È uno dei più comuni e diffuso fra i disturbi psichici, si stima che oltre 10 milioni di italiani abbiano sofferto di almeno un attacco di panico nella loro vita.

La diagnosi del disturbo di attacchi di panico si effettua prendendo in considerazione i sintomi avvertiti dalla persona e i segni caratteristici rilevati dal clinico nelle sedute di consultazione.
Molti soggetti possono essere vulnerabili ad altri e più generici disturbi d'ansia che potrebbero essere stati ereditati dai propri familiari, ragion per cui è utile effettuare un'anamnesi famigliare per valutare un’eventuale predisposizione esistente nel ramo ascendente.
I sintomi più comuni dell'attacco di panico sono:
• nausea o disturbi addominali;
• oppressione o forte peso sul petto;
• palpitazioni o tachicardia sempre più forte (cuore impazzito);
• paura di morire;
• paura di impazzire o di perdere il controllo;
• paura di stare sempre peggio e di non riuscire a riprendersi;
• rapido aumento della pressione sanguigna (ipertensione) o rapido crollo (ipotensione);
• sensazione di asfissia o iperventilazione;
• sensazioni di derealizzazione e depersonalizzazione;
• sensazioni di torpore o di formicolio;
• sensazioni di sbandamento, instabilità e svenimento;
• sensazione di formicolio agli arti e alle mani (parestesia);
• tremori alle braccia e/o alle gambe;
• vampate di calore o brividi.
Oltre a ciò si può aggiungere un senso di morte imminente e il timore che qualcuno possa accorgersi del vissuto drammatico di angoscia che il soggetto sta sperimentando in quel momento, ciò può provocare insicurezza e senso di vergogna conseguente all’attacco di panico.

La terapia è essenzialmente di tipo psicologico ma, nei casi più gravi, può essere affiancata ad un trattamento farmacologico. Non è tuttavia consigliata la sola terapia farmaco-officinale in quanto la maggior parte delle volte si può sviluppare una recidiva degli attacchi di panico.

Conflitto di coppia

Le lotte di potere
I problemi del rapporto di coppia nascono spesso dai conflitti che si generano fra i partner. Le divergenze che entrano in gioco nel ménage familiare, che a volte sfociano in scontri successivi, possono essere molteplici e possono riguardare gli aspetti connessi alla personalità, ad una diversa visione della vita, ad abitudini acquisite nel corso del tempo, ad una comunicazione carente, sbagliata o inesistente, oppure ad una errata gestione del potere fra i partner.
I conflitti sono una parte integrante della vita di coppia ma possono essere gestiti in vari modi e con una progressione che può andare dal costruttivo al distruttivo.

Le divergenze non vanno nascoste e dimenticate nello stanzino buio della nostra mente ma andrebbero espresse all’altro in modo pacato e rispettoso, con l’intento di trovare una mediazione che sia accettabile per entrambi.
Lo psicologo americano John Gottman afferma che le “coppie infelicemente sposate” gestiscono i conflitti, la comunicazione, l’espressione delle emozioni e degli atteggiamenti, in maniera così sbagliata che il tunnel delle incomprensioni li condurrà al divorzio.
La spirale negativa delle interazioni, guidata dai “quattro cavalieri dell’apocalisse”, porterà alla disgregazione della coppia in quattro passaggi: la critica, il disprezzo, la reazione difensiva, il muro del silenzio.
Il primo cavaliere, la critica, attacca il carattere della persona.
Il secondo cavaliere, il disprezzo, intende ferire l’altro per comunicare la propria disapprovazione e per vendicarsi attraverso l’insulto, lo scherno, il sarcasmo.
Il terzo cavaliere, la reazione difensiva, è un comportamento di risposta negativa utilizzato da chi si sente insultato e offeso ingiustamente.
Il quarto cavaliere, il muro del silenzio, è l’ostruzionismo, il mutismo ossia il ritiro dalla conversazione e l’evitamento del rapporto di coppia per punire il partner o evitare di essere feriti da lui.
Per una buona gestione della rabbia e del conflitto bisognerebbe attenersi ad alcune regole fondamentali: non agire impulsivamente, manifestare i propri bisogni in modo trasparente, interrompere momentaneamente le discussioni prima che diventino troppo violente, comunicare al partner i comportamenti che fanno scattare la rabbia, cercare e condividere le migliori soluzioni per i problemi della coppia nel momento in cui si presentano.
La coppia è un sistema relazionale complesso e i pilastri del buon funzionamento sono:
• mantenere un buon livello di comunicazione
• accettare il partner per quello che è, non cercare di cambiarlo
• focalizzarsi sui lati positivi e sui punti di forza del partner
• favorire l'alleanza di coppia attraverso il rispetto reciproco e l’equa distribuzione del potere
• avere una visione della vita concordante e trovare obiettivi condivisi
• gestire i conflitti in modo sano e non distruttivo
• fare alcune cose insieme (non tutto) e creare nuovi interessi piacevoli per entrambi
• non vivere in simbiosi ma lasciarsi alcuni spazi di vita autonomi
• riconoscere il valore della coppia come una opportunità di crescita personale
• rispettare la libertà dell’altro e non costringerlo ad accettare le proprie norme e opinioni.

Inoltre, è bene tenere presente che tutte le coppie avranno un percorso che, nel lungo termine, prevede la transizione dall'amore romantico ad una relazione più complessa, contrassegnata da doveri, impegni e responsabilità.

Tradimento
L’infedeltà rientra nella categoria dei "traumi di attaccamento" ossia quegli eventi che vanno a deteriorare la relazione di coppia e la fiducia fra i partner.
La fiducia e l’impegno nel vincolo di coppia sono come le fondamenta di una casa, una volta incrinate si rende instabile tutta la costruzione su cui poggia il rapporto.
Il tradimento è una minaccia per il legame di attaccamento, inoltre produce nel partner un forte dolore per la ferita narcisistica che subisce.

Esistono diverse forme di tradimento:
  • Infedeltà mentale, è un innamoramento platonico con un forte coinvolgimento emotivo per un’altra persona.
  • Infedeltà virtuale, è una fuga affettiva dalla relazione attuale attraverso la ricerca di un partner, spesso idealizzato, tramite il mondo della realtà virtuale o del web (chat, siti di incontri).
  • Tradimento fisico, implica il tradimento sessuale che può servire al soggetto per essere rassicurato sulle sue capacità di seduzione, sulla sua prestanza fisica, sulla possibilità di destare attenzione ed essere interessante per qualcuno.

Le motivazioni che spingono una persona a mettere in atto un tradimento possono nascere da esigenze diverse:
  • Essere inseriti in un sistema familiare coercitivo in cui non ci si sente liberi di esprimersi ed avere una soddisfacente intimità di coppia.
  • Essere condizionati da una insicurezza personale che non consente di avere conferme sui propri valori e capacità (fisiche, affettive e di relazione).
  • Avvertire un senso di solitudine dovuto ad un allontanamento emotivo o sessuale fra i partner.
  • Sentirsi intrappolati in un esclusivo ruolo genitoriale a discapito di quello coniugale, in cui l'alleanza e le dinamiche della coppia sono state soffocate dai doveri, dalle preoccupazioni e dalle incombenze della famiglia.

L’infedeltà rimette in discussione tutti gli equilibri che la coppia aveva costruito nel corso della loro unione e costringe a fare una scelta sul futuro del loro legame: cogliere l’opportunità per valutare se l’accordo di coppia è ancora valido e può proseguire con nuovi presupposti, ricostruendo una nuova alleanza di coppia più solida, oppure interrompere il sodalizio e scegliere la strada della .


Difficoltà di relazione

I disturbi delle relazioni
Le difficoltà relazionali possono nascere in diversi contesti e in differenti circostanze. Si possono avere problemi di relazione nella coppia, nella famiglia, nel lavoro, nelle amicizie e nella società.
Tra persone che condividono “qualcosa”, sia essa una parentela, una situazione di matrimonio o convivenza, di amicizia, di scambio o di vicinanza, gli equilibri sono sistematicamente soggetti all’insorgenza di complicazioni.
Molto spesso l’altro viene idealizzato, vengono proiettate su di lui/lei qualità e caratteristiche che egli non ha. Ciò accade perché crediamo di trovare nell’altro la soddisfazione dei nostri bisogni che in realtà appartengono solo a noi e ci provengono da aspirazioni e sogni inespressi, ma mai realizzati. Gli altri possono diventare lo specchio magico che, nella nostra intima visione, ci rimanda un’immagine falsificata dei nostri desideri e ambizioni.

Nella formazione del legame di coppia si susseguono diversi stadi:
  • la fase dell’innamoramento e del primo periodo di convivenze è detta “fase dell’illusione” poiché l’altro viene fantasticato come l’unico essere capace di soddisfare i propri bisogni e desideri; entrambi si illudono che la loro unione sarà capace di cancellare ogni solitudine e sofferenza. In ogni relazione quindi, ciascun partner attribuisce all’altro qualità inesistenti che creano aspettative non realistiche, probabilmente collegate a una sofferenza personale derivante dalla propria infanzia o dalla famiglia di origine.
  • nella seconda fase si verifica la “disillusione”, una sorta di dissociazione coniugale causata dalla differenza tra le aspettative sognate e la realtà riscontrata, una realtà fatta di comportamenti percepiti come imprevedibili, incoerenti, ostili o ottusi.
  • nella terza fase ci sarà il tentativo di eliminare l’incongruenza tra il prima e il dopo, che a questo punto si è evidenziata, cercando di cambiare le caratteristiche del partner. Per legittimare le pretese di cambiamento del partner, questi verrà etichettato come ingenuo, stupido, incapace, violento, succube della famiglia o con un carattere instabile e, soprattutto, diverso da quello che era inizialmente. La persona si sente tradita nelle sue aspettative e imputa al partner la colpa di non essere quello che ci sembrava promettere nella prima fase del legame.
In questi casi non è raro che si arrivi a uno stallo di coppia ossia un matrimonio stabile-insoddisfacente in cui si susseguono mosse e contromosse con il risultato di una inibizione reciproca, così la partita risulta sempre pari ma con un annullamento reciproco del potere.

Come si può superare la lotta di potere e arrivare a un consenso condiviso?
  • Dandosi regole per arrivare a un consenso basato sulla fiducia.
  • Legittimare il potere di ognuno nella relazione.
  • Riconoscere e valorizzare le specifiche competenze personali.
  • Non prevaricare l'altro con decisioni personali irrealistiche.
Alla base di una buona relazione c’è il riconoscimento dei valori dell’altro e l’autostima di entrambi i partner.


Dipendenze e devianze

I legami della schiavitù
La dipendenza può essere definita come un deterioramento del comportamento, la perdita del controllo su una consueta attività che si trasforma in una ripetizione compulsiva e morbosa di quelle azioni che sono gratificanti per il soggetto ma lo danneggiano sul piano fisico, mentale o sociale.
L’aspetto patologico della dipendenza può riguardare le sostanze d’abuso e i comportamenti:
  • Tossicodipendenza, abuso di sostanze stupefacenti.
  • Gioco d'azzardo patologico, ludopatia.
  • Disturbo da alimentazione incontrollata, bulimia, binge eating.
  • Dipendenza sessuale, pornodipendenza, cyber-sex addiction, masturbazione compulsiva.
  • Internet dipendenza, video e chat dipendenza.
  • Shopping compulsivo.
  • Dipendenza affettiva e Disturbo dipendente di personalità.
I motivi che guidano la dipendenza:
  • Raggiungere uno stato di euforia e di benessere
  • Ottenere un maggiore livello di piacere
  • Evadere dalla realtà
  • Protezione dalla propria ansia e angoscia
  • Ritiro sociale causato da insicurezza e bassa autostima

Le strade del disadattamento
La devianza è quel comportamento che trasgredisce le regole della società o della comunità di appartenenza. La violazione delle norme, a seconda della loro più o meno rigida applicazione, può comportare una condanna, una sanzione o la disapprovazione sociale.
L’insorgenza del comportamento deviante viene spiegata da alcuni modelli che presuppongono la trasformazione del carattere individuale a partire dall’età precoce.
  • Il comportamento disadattato può insorgere a causa di uno stimolo negativo, quale ad es. una frustrazione, che induce nel soggetto risposte comportamentali di tipo aggressivo. Nella società moderna, le occasioni frustranti sono sempre maggiori, a causa delle eccessive richieste sociali di raggiungere mete sempre più elevate, la conseguenza di queste difficoltà porterebbe ad un aumento di aggressività (teoria della frustrazione-aggressione di Dollard).
  • Alcuni eventi traumatici che un individuo ha subito nel corso della propria vita, potrebbero costituirsi come fattori scatenanti della personalità disadattiva; violenza fisica o psicologica, mancanza di cure parentali, situazioni familiari instabili, umiliazioni e abusi, sono gli elementi cardine del modello di origine traumatica (teoria della strutturazione della personalità di Hickey).
  • Quando una meta ambita e socialmente accettata non può essere raggiunta con mezzi leciti si instaura una disfunzione del sistema sociale che spinge alla devianza (teoria dell’anomia di Merton).

Hikikomori
Una particolare condizione di disadattamento è quella in cui il soggetto si ritira dalla società e vive confinato all’interno delle mura domestiche. Questa forma di isolamento totale è denominata sindrome di Hikikomori, termine che significa “ritiro sociale”, coniato dallo psichiatra giapponese Saito.
Gli hikikomori rinunciano a qualsiasi contatto umano, conservando solo i rapporti con i familiari che coabitano con lui. Il motivo che induce gli hikikomori a vivere una vita da reclusi nella propria camera è il senso di vergogna causato dal sentirsi incapaci di affrontare la realtà, il mondo esterno e i doveri che la società impone nelle varie tappe di crescita.
Le possibili cause dell’insorgenza di questa problematica possono essere diverse: l’assenza della figura paterna, il bullismo, l’abbandono scolastico, l’inconsistenza delle regole o all’opposto aspettative troppo pressanti sul giovane adolescente che, sentendosi inadeguato, confuso e incapace di adempiere alle attese della società, troverà rifugio nell’isolamento.
Gli approcci per il trattamento possono orientarsi su due versanti: medico-psichiatrico con somministrazione di farmaci; psicoterapeutico tramite un programma di risocializzazione e comprensione delle difficoltà incontrate dalla persona.


Figli e adolescenza

I figli bambini, adolescenti e bamboccioni
Lo sviluppo dell'individuo procede attraverso differenti fasi di vita e stadi di maturazione fisica e mentale.



La crescita del bambino avanza in sincronia con lo sviluppo biologico, l’acquisizione delle conoscenze, la conquista del linguaggio, l’apprendimento delle regole e dei comportamenti sociali.
La pubertà è rappresentata dai primi segni della maturazione sessuale e contraddistinta da alcuni aspetti quali il cambiamento della voce, la crescita della peluria, la prima eiaculazione (tra i 9 e i 15 anni per il maschio); il menarca o la comparsa del seno (tra 8 e 15 anni per la femmina).
Lo sviluppo dell’essere umano è un processo continuo di adattamento alle circostanze che l’individuo si trova ad affrontare nel corso della sua vita.
La Psicologia dello sviluppo studia l’evoluzione e il funzionamento del bambino nelle sue varie fasi di crescita, l’ambiente e gli elementi che favoriscono il cambiamento dalla prima infanzia all’età adulta.
I problemi dell’adolescenza possono nascere da un’autostima carente, da una valutazione troppo critica di sé, dai difficili rapporti con i genitori e con il gruppo amicale. Da qui possono scaturire disturbi d’ansia, alimentari, depressivi, angoscia sociale, comportamenti oppositivi e l’utilizzo di sostanze stupefacenti.
A volte i figli esprimono un problema o un disagio non visibile ma presente nella famiglia, un segreto inconfessabile, una crisi coniugale, un divorzio, una violenza familiare; in questi casi il disturbo dell'adolescente è la metafora palese del problema che viene rappresentato dai sintomi del figlio.

Le modalità con cui una persona risponde allo stress e ai grandi sconvolgimenti della vita sono il coping (ossia la strategia di adattamento per fronteggiare i problemi personali ed interpersonali), la resilienza (ossia la capacità di un individuo di affrontare e superare una difficoltà o un evento traumatico) e l’adattamento (la capacità di inglobare nei propri schemi mentali le nuove acquisizioni).

I bamboccioni
I ragazzi “tardo adolescenti” si trovano spesso nella condizione di essere “figli mammoni” o “bamboccioni”, il fenomeno dei figli adulti che non si decidono ad andare a vivere per proprio conto, ossia sono quei figli in età da lavoro (18-30 anni) che non studiano o che, avendo terminato gli studi, continuano a vivere a casa con mamma e papà.
Il termine dovrebbe risultare abbastanza irritante per i giovani e per le loro famiglie in quanto ha origine dal francese bamboche (coniato nel XVII secolo) che significa bamboccio, marionetta.
Inoltre, questo aspetto dovrebbe far riflettere i genitori sul perché i loro figli bamboccioni non riescono a rendersi autonomi e indipendenti.
Escludendo i casi di momentanea indigenza economica o di malattia, la dipendenza dai genitori può derivare da varie circostanze e fattori, ad es. una fobia sociale che fa vedere il mondo esterno alla famiglia come ostile e pericoloso; una insicurezza personale che non ha permesso di elaborare il distacco dai genitori; un complesso di Peter Pan ossia l’incapacità di organizzarsi per vivere una vita autonoma e responsabilizzata; un calcolo di pura convenienza con cui si sceglie di barattare la propria libertà, autonomia, indipendenza e dignità personale, in cambio della comodità e sicurezza economica offerte dal rifugio familiare.

Genitori e famiglia

I genitori di ieri, oggi e domani
Molto spesso si sente dire che “fare il genitore” è il mestiere più difficile del mondo. In parte è vero, poiché nessuno ci ha preparati ad essere padre e madre, non ci sono neppure manuali che ci insegnano passo-passo cosa fare per ogni singola circostanza che si presenta nel corso della vita. D’altronde non è nemmeno possibile preparare i nostri figli ad affrontare tutte le difficoltà che incontreranno nel loro cammino e superarle senza commettere errori, è però possibile fornire loro le giuste nozioni e gli insegnamenti appropriati che faciliteranno la loro crescita.
A volte fra genitori e figli possono nascere conflitti e incomprensioni. Questo può comportare molte incertezze sulle nostre competenze educative e sulle capacità di gestire la crescita di un figlio.
In ogni caso, la coppia coniugale è l’elemento cardine dell’organizzazione familiare. Questa relazione dovrebbe essere paritaria, con facoltà di libera scelta e potenzialmente scioglibile. Mentre è possibile cessare di essere coniugi, non è possibile smettere di essere genitori.

Che tipo di genitore sono?
Lo stile genitoriale, ossia il modo in cui un genitore si pone come guida ed educatore dei propri figli, ricopre un ruolo importante per la loro crescita e per la formazione del loro carattere.
Sono stati individuati quattro principali stili genitoriali.
Genitore permissivo
Lo stile educativo del genitore permissivo è quello in cui c’è difficoltà a creare e far rispettare le regole che i figli devono seguire. Non stabilire i limiti a cui i figli devono attenersi può creare confusione su ciò che sia appropriato fare o non fare. Senza regole e senza “No” ci saranno sicuramente meno scontri in famiglia ma ai figli mancherà una figura di riferimento e una linea di condotta da seguire ed apprendere.
Genitore non coinvolto
Il genitore che è freddo e distaccato nel rapporto con i figli, che non partecipa alla loro vita e alla loro educazione, può trasmettere un senso di disinteresse e trascuratezza.
Spesso questi genitori hanno problemi personali o lavorativi che non consentono loro di caricarsi di altre preoccupazioni, oppure essi stessi hanno ricevuto uno scarso accudimento quando erano bambini.
Genitore autoritario
Il genitore inflessibile e intransigente che impone regole molto rigide ai figli, è il genitore definito autoritario. Lo stile militaresco da loro imposto, può ostacolare l'autonomia e la futura indipendenza dei figli che potrebbero crescere con un senso di insicurezza o, al contrario, potrebbero sviluppare sentimenti oppositivi e di ribellione verso tutto ciò che rappresenta l’autorità.
Genitore autorevole
Il genitore autorevole fissa regole e limiti ma chiarisce e fa capire il motivo e l’opportunità delle sue decisioni. Coinvolge il figlio nel suo progetto educativo, ascolta le sue osservazioni, i dubbi, le critiche e i problemi che incontra nella sua crescita.

Genitorialità positiva
Essere genitori positivi vuol dire essere per i figli una guida autorevole e non solo autoritaria, capire i loro bisogni e paure, infondere fiducia e autostima, essere un sostegno che li accompagna nei momenti difficili della loro crescita.

La sindrome di alienazione genitoriale
Parental Alienation Syndrome (PAS)
Quando due genitori si separano, o nei casi di forte conflitto familiare, possono crearsi alleanze tra un genitore e un figlio nei confronti del genitore bersaglio. Spesso il bambino è inconsapevole di quello che sta veramente accadendo e del processo di denigrazione che un genitore sta orchestrando nei confronti dell’altro.

Congiunti e familiari
La famiglia è un nucleo sociale composto da un gruppo di soggetti con una storia condivisa e legati da rapporti di parentela o di affinità. Oltre alle persone vengono considerati appartenenti al nucleo familiare anche gli animali di affezione.
Nella "famiglia biologica" sono insiti i concetti di generatività, procreazione, adozione, caregiving, sostentamento e funzione genitoriale.
Si possono considerare diversi tipi di famiglie:
• Nucleare (formata da una sola unità coniugale, padre, madre e figli);
• Mononucleare (formata da una sola persona);
Monogenitoriale (un solo genitore e i figli, naturali o adottati);
Omogenitoriale (due genitori del medesimo sesso e i figli);
• Estesa o allargata (una unità coniugale e parenti conviventi);
• Ricomposta (ricostituzione di un nuovo nucleo familiare dopo la separazione/divorzio);
• Multipla (formata da due o più unità coniugali);
• Convivente (senza unione coniugale ufficiale o religiosa);
• Consanguinea (famiglia estesa composta da genitori, famiglie di origine e loro discendenti).


Lutto e perdita

Le variabili del lutto
Il dolore acuto provocato dalla morte o dall’abbandono di una persona cara viene riconosciuto come lutto. Dopo l’evento doloroso sopraggiunge un periodo di elaborazione del lutto, ossia un fase di adattamento emotivo legato alla perdita della persona e al riassestamento nella nuova condizione.
Si parla di lutto anche per la perdita di un animale d’affezione, circostanza che produce sentimenti di intenso dolore e disperazione.
Il processo di elaborazione del lutto ha una durata variabile che dipende dall'intensità del legame affettivo e dalle circostanze in cui è avvenuta la perdita. La fase acuta può protrarsi per 6-12 mesi ma può estendersi anche oltre i due anni per le figure primarie di affezione (genitori, partner, figli).

  • Lutto anticipatorio, è la previsione della perdita, una presa di coscienza dell’evento luttuoso atteso (prognosi infausta).
  • Lutto patologico, è caratterizzato da una elaborazione tormentata, in cui la persona non riesce ad accettare l’impatto emotivo della perdita. In alcuni casi, l’intenso dolore che accompagna il lutto, può evolvere in forme psicopatologiche.
  • Lutto traumatico, è il lutto determinato da un decesso improvviso (omicidio, suicidio, morte accidentale) o un abbandono inaspettato (richiesta di separazione, divorzio), l’evento è frequentemente causa di un trauma psicologico da cui può insorgere il Disturbo post traumatico da stress. Il DPTS è una patologia che può manifestarsi in persone che hanno vissuto o sono state testimoni di un evento traumatico, catastrofico o violento.

La scomparsa di una persona cara può produrre esiti depressivi ed effetti psicosomatici quali la perdita di attenzione, il disorientamento, la perdita dell’appetito e del sonno, il disinteresse per la cura della propria persona e per le normali attività della vita quotidiana.
Quando l’elaborazione del lutto sembra non essere presente, potrebbe trattarsi di una risposta protettiva del proprio sé, ma il lutto non risolto potrebbe manifestarsi più avanti sotto altre forme.

La terapia del lutto prevede la ristrutturazione cognitiva, interventi di problem solving, tecniche di distrazione, progettazione di attività e risocializzazione.


Maltrattamento e abuso

I maltrattamenti fisici e psicologici
Il maltrattamento può essere inquadrato nelle azioni di offesa, umiliazione, ingiuria, sopraffazione e violenza. Comprende anche i comportamenti inadeguati, le omissioni, la trascuratezza e le lesioni di tipo fisico, psichico e sessuale, azioni considerate ancor più gravi quando vanno ad incidere sullo sviluppo fisico, intellettivo e morale di un minore o di una persona indifesa o in condizione subalterna.

Gli abusi
L’abuso è un comportamento caratterizzato da violenza verbale, fisica o psicologica, da cui può derivare un trauma corporeo o psichico per il soggetto che lo subisce. Le modalità e gli ambiti in cui si può commettere l’abuso possono essere molteplici:
  • Abuso minorile, comportamento che provoca un danno fisico, psicologico, morale o giuridico nei confronti di un soggetto minore. Rientra nelle forme di abuso sui minori anche la violenza presenziata, l’incuria, la discuria e l'ipercuria (cure inadeguate o prestate con modalità distorte e dannose).
  • Abuso dei mezzi di correzione o di disciplina, uso eccessivo o non giustificato dei mezzi di correzione o di disciplina che procurano un danno alla persona sottoposta ad una autorità a cui è stata affidata per compito di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia.
  • Abuso sessuale, coinvolgimento in attività sessuali di soggetti immaturi, bambini, adolescenti o minorati; può implicare contatto fisico tra l'autore e la vittima (stupro, incesto, pedofilia) o senza contatto fisico, attraverso la produzione o visione di materiale pornografico, esibizionismo, incitamento alla prostituzione, sfruttamento sessuale.
  • Abuso senile, l'abuso intenzionale o non intenzionale su persone anziane, può riguardare un abuso fisico o psicologico, l’abbandono, l’incuria, discuria (cure prestate in modo sbagliato), ipercuria (cure eccessive), la trascuratezza e l’abuso economico.
  • Mobbing, azioni ostili, reiterate e molteplici, premeditate e persecutorie messe in atto sul luogo di lavoro nei confronti di un dipendente, al fine di ledere la sua dignità professionale e di danneggiarlo sul piano fisico, mentale, lavorativo ed economico.
    • Viene definito “mobbing verticale” (o bossing) il comportamento discriminante messo in atto da un datore di lavoro o da un superiore, nei confronti di un dipendente.
    • Il “mobbing orizzontale” è quello in cui uno o più lavoratori di un’azienda adottano un comportamento emarginante nei confronti di un loro collega.


Mediazione familiare

Le transazioni della famiglia
La mediazione famigliare si rende necessaria quando si verificano contrasti, incomprensioni o conflitti fra i coniugi o fra genitori e figli.
Una famiglia sana è normalmente conflittuale perché, anche se è composta da poche unità, resta pur sempre un esperimento di convivenza tra soggetti diversi, per età, sesso e storie personali (F. Scaparro).
Nel caso di separazione o divorzio è necessario trovare il modo migliore per comunicarlo ai figli e ai parenti, evitare sofferenze inutili ai propri figli e negoziare gli accordi che siano accettabili per tutti.
Se è vero che è possibile la separazione e il divorzio fra i coniugi, non è possibile abdicare dal ruolo di genitori, dopo la nascita di un figlio si è genitori per sempre.

Prima di arrivare al distacco e alla separazione fisica fra i partner, è necessario che sia già stato elaborato il divorzio psichico, ossia la presa di coscienza del fallimento dell’unione e delle aspettative che ognuno aveva riposto nel matrimonio.
Si possono adottare varie tipologie di mediazione:
  • Mediazione intraconiugale
Si parla di mediazione intraconiugale quando devono essere affrontate problematiche che riguardano i due coniugi: litigi, incomprensioni, modi di fare e pensare diversi, problemi emersi nel rapporto con i figli, dubbi, incertezze e disfunzioni legati all’affettività e alla sessualità.
  • Mediazione globale
Si fa riferimento alla mediazione globale quando, in fase di accordo con i genitori, si affrontano tutti gli aspetti collegati alla separazione, sia quelli pratici ed economici che quelli dei futuri rapporti fra gli ex-coniugi e fra loro e i figli. In questo caso possono far parte del tavolo consultivo anche altri membri della famiglia o altre figure professionali.
  • Mediazione centrata sulla famiglia
La mediazione centrata sulla famiglia o mediazione familiare sistemica, non si focalizza solo sulla coppia ma prende in considerazione anche l’intero nucleo familiare. Coinvolgere i figli o altre figure parentali vicine alla famiglia può risultare utile per migliorare ed accelerare il processo di cambiamento e stabilizzazione della situazione.

La funzione dello psicoterapeuta o di un professionista con preparazione adeguata per svolgere l’attività di mediazione, è quella di aiutare le parti a considerare le alternative più adatte alla loro situazione e trovare una soluzione soddisfacente per il loro dissidio.


Nevrosi e psicosi

Disturbi della psiche e disequilibri mentali
Le parole nevrosi e psicosi indicano una pluralità di disturbi psichici che, per la psicologia clinica, assumono significati molto diversi.
Fino a poco tempo fa la scienza faceva una netta distinzione fra nevrosi e psicosi, oggi si fa maggiore riferimento ad una continuità fra le varie espressioni della nevrosi e quelle che appartengono al quadro clinico della psicosi.
In mezzo a questi due elementi si estende un ampio spazio occupato dalle condizioni borderline.

Nevrosi
Il termine nevrosi si riferisce a una raggruppamento di disturbi che originano essenzialmente da un conflitto subconscio, di solito generato da stati ansiosi o depressivi. Nelle turbe nevrotiche il soggetto non è privo del contatto con la realtà e non avrà quindi deliri o allucinazioni.
Questi disturbi della psiche si evidenziano in maggior misura con varie forme di disadattamento sociale e manifestazioni psicopatologiche quali l’isteria, l’angoscia, le fobie e le ossessioni di varia natura e tipologia.

Psicosi
Il disturbo psicotico rappresenta una grave forma di distacco dalla realtà con compromissione della personalità e dell’equilibrio psichico. I sintomi più evidenti sono rappresentati da deliri, allucinazioni visive e uditive, confusione mentale, alterazione dell’umore e modificazione del comportamento.

Borderline
Il disturbo borderline di personalità (DBP) è indicato come un disturbo che si pone al confine tra psicosi (ad es. dissociazione) e nevrosi (ad es. ansia e depressione). Principalmente riferito ad una personalità emotivamente instabile, le caratteristiche della condizione borderline possono riguardare la paura del rifiuto e dell’abbandono, facile irritabilità, impulsività, instabilità nelle relazioni interpersonali, insoddisfazione dell’immagine di sé, dubbi sulla propria identità e repentina mutevolezza dell’umore. L’autolesionismo può spesso rappresentare il primo grido di aiuto del borderline. Sappiamo che nei casi di Disturbo Post Traumatico da Stress, il sistema mentale mette in atto una serie di strategie per difendersi dall’angoscia procurata da tali eventi, questo meccanismo può però aprire la strada alla disorganizzazione e ai sintomi dissociativi, elementi caratteristici del disturbo borderline.

Bipolare
Il disturbo bipolare è noto per le oscillazioni dell'umore (un'alternanza di depressione e euforia), è caratterizzato da instabilità emotiva, disorganizzazione, facile irascibilità e impulsività.

Narcisismo
Il concetto può esprimere un tratto della personalità quale normale amore per se stessi o un disturbo mentale quale esasperato egocentrismo, egoismo, vanità e presunzione. Il narcisista tende a sopravvalutare le proprie capacità e ha una esagerata necessità di ricevere dagli altri ammirazione e considerazione.
Il narcisismo digitale è una recente forma di autocompiacimento collegato alle nuove possibilità offerte dal web e dai social media, in cui il culto della personalità viene espresso con contenuti auto-prodotti costituiti da scritti, foto, video e messaggi.
La metrosessualità (termine formato dalle parole metropolitan e eterosessuale) è una recente forma di narcisismo che sta ad indicare l’inclinazione di quegli uomini che sono alla ricerca ossessiva della perfezione estetica attraverso trattamenti di cosmetica avanzata, abbronzatura, depilazione e fitness.

Nei casi di grave psicosi è opportuno un trattamento farmacologico, per le nevrosi e i disturbi borderline può essere consigliata una psicoterapia, eventualmente accompagnata da un supporto psichiatrico o neurologico.


Ossessione e fissazione

Tormento e angoscia
Le ossessioni, le manie, le fissazioni, le compulsioni, gli atti ripetitivi e cerimoniali contraddistinguono il cosiddetto disturbo ossessivo-compulsivo (DOC).

Disturbo ossessivo-compulsivo
Conosciuto anche come sindrome ossessivo-compulsiva (SOC) o disturbo ossessivo-coattivo o, attualmente, come nevrosi ossessiva, è un disordine psicopatologico che si esprime in una molteplicità di manifestazioni, ma la sua principale caratteristica è l'anancasmo, ossia idee, manifestazioni e comportamenti ripetitivi, caratterizzati da scrupolosità, perfezionismo, eccessivo controllo, rigidità di pensiero, estrema coscienziosità, ostinata puntualità ed esagerato rigore morale. I pensieri ossessivi sono generalmente seguiti dalle compulsioni, ossia rituali o particolari azioni ripetitive, che hanno lo scopo di neutralizzare il pensiero ossessionante e proteggere il soggetto da possibili scissioni della personalità.

Fissazione
Le idee, i pensieri e le abitudini ancorate a una rigida invariabilità, costringono il soggetto a mantenere convincimenti cristallizzati e ad assumere comportamenti predeterminati.
La fissazione diventa parte dell'inconscio, ed essendo perlopiù inconsapevole, viene esclusa dalla logica del pensiero e dall’obiettività del ragionamento.
L'adesione incondizionata a un’idea prefissata e invariante, contiene proprio quell'equilibrio di cui il soggetto ha bisogno; è il tentativo di trovare un punto fermo nel marasma e nell'incoerenza della propria vita.

Trattamento
Il disturbo ossessivo-compulsivo è una patologia con evoluzione cronica e invalidante. Il soggetto, soprattutto se il disturbo permane già da molti anni, risulterà difficilmente sensibile a un intervento terapeutico. La psicoanalisi classica non è più la cura di elezione per queste tipologie di disturbi; se sapientemente dosate, la farmacoterapia e la psicoterapia si sono rivelate più efficaci e la prognosi è maggiormente favorevole se la malattia viene affrontata ai primi esordi.


Psicologia e psicoterapia

Chi è lo psicologo?
Una persona con laurea in Psicologia che, dopo aver superato l’esame di Stato per l’abilitazione alla professione, è regolarmente iscritto all’albo nazionale degli psicologi.
È un professionista che favorisce la crescita e la consapevolezza interiore e sociale delle persone che si rivolgono a lui; è autorizzato ad utilizzare gli atti tipici della professione, il colloquio clinico, gli strumenti di valutazione e i test psicologici. Lo psicologo può effettuare consulenze psicologiche (counseling, ascolto e supporto della persona) ma non può praticare la psicoterapia e non può prescrivere farmaci. Per la terapia psicologica o la farmacoterapia, lo psicologo dovrà fare un invio allo specifico specialista ritenuto più idoneo alla risoluzione del disagio (psicoterapeuta, psichiatra, neurologo).

Chi è lo psicoterapeuta?
È un professionista medico o psicologo che, dopo aver conseguito una specializzazione post laurea in psicoterapia (a cui possono accedere solo i laureati in psicologia o medicina) viene iscritto nel rispettivo Albo professionale ed autorizzato dall'Ordine di appartenenza ad esercitare la professione di psicoterapeuta. Per svolgere al meglio il proprio lavoro, lo psicoterapeuta deve inoltre essere dotato di sufficiente esperienza personale e professionale per sostenere le persone nel cammino che le porterà a sviluppare il benessere e l’autonomia personale.

In Italia l'attività dello psicologo e psicoterapeuta è regolamentata dalla Legge 56/1989 sull’Ordinamento della professione di psicologo.

Differenze tra Psicologia e Psicoterapia
Ansia, depressione, stress, rabbia, aggressività, insicurezza, ostilità, rancore, conflitti, sono sentimenti che ormai pervadono la nostra vita quotidiana.
La psicologia è la scienza che studia i comportamenti e i processi mentali dell’uomo.
La psicoterapia è una forma di cura basata sull’uso del dialogo, lo psicoterapeuta infatti non prescrive farmaci. La psicoterapia è consigliata a tutte quelle persone che stanno vivendo un momento di crisi, di sofferenza, di disagio personale o familiare, vivono un evento stressante, un conflitto relazionale o provano difficoltà comportamentali; è indicata anche per chi sta bene ma desidera stare meglio.
Lo psicologo e lo psicoterapeuta sono tenuti al segreto professionale, ossia tutto ciò che viene riferito nelle sedute di consulenza e terapia è strettamente riservato e confidenziale.

Chi è il terapeuta sessuale?
È uno psicoterapeuta che, dopo essersi formato presso una scuola di specializzazione post laurea in sessuologia, è qualificato per effettuare la terapia sessuale.
Il sessuologo deve possedere conoscenze specifiche in anatomia e fisiologia dell’apparato genitale e riproduttivo, nonché di tutti quegli aspetti che sottendono la relazione di coppia, l’affettività, i sentimenti, i rapporti sessuali e le pratiche sessuali inconsuete.
Quando in una relazione vengono risolti i problemi relazionali, non è scontato che siano risolti anche i problemi sessuali.
Il terapeuta sessuale affronta le problematiche sessuologiche da una prospettiva scientifica rigorosa, piuttosto che da una prospettiva ideologica.

Counselor e coach
In Italia l'attività di counseling è svolta dallo psicologo. Il counselor è invece una professione intellettuale, non organizzata da una legge istitutiva o regolamentata da un ordine professionale.
Per esercitare il lavoro di counselor non è quindi necessario seguire alcun iter specifico ne obbligatorio, per cui, mentre uno psicologo si deve attenere a un’etica, a un codice deontologico e deve avere per legge una preparazione, un addestramento specifico e un aggiornamento continuo obbligatorio (ECM), il counselor e il coach possono avere un diploma o una laurea non attinente alla psicologia, non sono obbligati all’aggiornamento e a un codice di condotta stabilito per legge.


Separazione e divorzio

Rottura di un legame
La separazione avviene quando due persone decidono di rompere il loro legame e differenziare i loro percorsi di vita.
Esistono varie tipologie di separazione:
  • Separazione di fatto, quando un coniuge va a vivere stabilmente in un’altra abitazione, questo allontanamento non ha alcun effetto legale sul matrimonio. Tale tipo di separazione non costituisce reato se il coniuge si allontana dando preavviso all'altro della propria intenzione di separarsi, la decisione può anche non essere motivata, oppure può essere addotta una motivazione per giusta causa, quale ad es. violenza fisica o verbale, tradimento, trasferimento della sede di lavoro lontano dalla dimora, insoddisfazione sessuale, incompatibilità caratteriale, litigiosità eccessiva dei coniugi.
  • Separazione consensuale, è un atto legale tra coniugi che prevede il consenso di entrambi i coniugi di volersi separare, raggiungendo un accordo sugli aspetti connessi alla separazione.
  • Separazione giudiziale, avviene con sentenza di separazione emessa da un tribunale, il provvedimento esime dall'obbligo di convivenza e di fedeltà, cessa anche la comunione dei beni nel caso fosse questo il regime preesistente.

Scioglimento del matrimonio
Il divorzio avviene quando il giudice pronuncia lo scioglimento del vincolo matrimoniale, qualora sia stato celebrato il matrimonio civile davanti all'ufficiale dello stato civile; nel caso di matrimonio concordatario celebrato in chiesa, il divorzio produrrà la cessazione degli effetti civili del matrimonio, il mutamento dello stato civile dei coniugi e la modificazione degli aspetti patrimoniali.

In ogni caso, sia che si tratti di separazione o di divorzio, la fine di un matrimonio comporta una riorganizzazione della propria vita, il sopraggiungere di sentimenti conflittuali e un carico di emozioni spesso dolorose.
Le conseguenze delle separazioni o dei divorzi nelle coppie con figli possono comportare per questi ultimi problematiche comportamentali, difficoltà nelle relazioni, scarso rendimento scolastico, incapacità di gestire e risolvere i problemi. Non è raro che in tali situazioni i figli possano diventare uno strumento di rivalsa nei confronti dell’altro genitore, è il caso della Sindrome di alienazione parentale (PAS) in cui un genitore e un figlio si alleano per denigrare e allontanare il genitore bersaglio.


Sesso, sessualità e sessuologia

Sesso cromosomico, gonadico e anatomico
Il sesso si riferisce alle caratteristiche biologiche e anatomiche che definiscono gli esseri umani come maschio o femmina, anche se vi sono eccezioni che determinano altri quadri sessuali.
Si può fare una distinzione fra:
  • Sesso cromosomico (o sesso genetico, sesso gametico, sesso primario) è determinato dalla competizione fecondativa dello spermatozoo portatore del cromosoma sessuale X (femmina) o Y (maschio) al momento della fecondazione.
  • Sesso gonadico (o sesso naturale) è stabilito dalla gonade primitiva che evolve in testicolo o ovaio; la formazione della gonade maschile è determinata dal gene SRY (sex determining region Y) situato sul braccio corto del cromosoma Y; l’evoluzione in ovaio della gonade primitiva avviene invece in presenza del gene DSSR (dosage sensitive sex reversal) presente nei bracci corti di ambedue i cromosomi X.
  • Sesso anatomico (o sesso fenotipico, sesso anagrafico, sesso legale) è identificato alla nascita e basato sulla riconoscibile presenza di genitali maschili o femminili.

Sessualità
La sessualità è rappresentata dall’insieme degli aspetti somatici, psichici, sociali e culturali del comportamento sessuale umano. La sessualità è altresì un aspetto importante della vita di ognuno, con esclusione forse degli “asessuali”, le persone che non provano interesse, attrazione e desiderio nei confronti della sessualità e delle esperienze sessuali, ma che possono essere disponibili a varie coniugazioni di un’attrattiva esclusivamente romantica.
Il desiderio sessuale è la fase di appetenza che apre la strada all’attivazione sessuale, che può esplicarsi in un rapporto di coppia o in un’attività autoerotica.
L’evoluzione della risposta sessuale, secondo il modello di Masters e Johnson, ha una sequenza invariabile: eccitamento, plateau, orgasmo, risoluzione. Fra l’uomo e la donna vi sono alcune differenze nella fase di orgasmo e risoluzione.
Nell’uomo l’orgasmo è seguito da un periodo refrattario che non consente il raggiungimento di ulteriori orgasmi a breve termine (fig. 1).
Nella donna non è presente il periodo refrattario, ciò consente di ottenere ulteriori orgasmi successivi al primo (fig. 2).

Fasi risposta sessuale maschile


In ognuna delle fasi in cui si esplica il desiderio e l’attività sessuale, possono insorgere difficoltà sessuali che possono riguardare il disturbo del desiderio, dell'eccitazione e dell'orgasmo, il disturbo da dolore sessuale, il disturbo dell’identità di genere e tutti quei disturbi sessuali che non hanno una derivazione psicogena ma possono essere causati da fattori genetici, biologici o organici, quali ad es. diabete (30%), malattie vascolari (20%), cause iatrogene (10%).
Nei soggetti diabetici la disfunzione erettile potrebbe rappresentare un marker per identificare precocemente una malattia coronarica ancora silente.

Sessuologia
La sessuologia è l’insieme delle scienze che studiano i molteplici aspetti che gravitano intorno alla sessualità umana e alle problematiche sessuali, prendendo in esame il continuum sessuologico dell’essere umano: dall’età giovanile fino alla senilità.
La sessuologia clinica esplora e fornisce assistenza per tutte quelle situazioni in cui viene a mancare la salute sessuale, a partire dalla prevenzione, educazione sessuale, consulenza e terapia sessuologica, riabilitazione post patologie e menopausa.
La sessuologia considera anche le varianti del comportamento sessuale o parafilie (un tempo erroneamente definite perversioni) ossia la dipendenza irrinunciabile da uno stimolo inusuale o socialmente inaccettabile.
La classificazione delle parafilie le distingue in base all’atto che sostituiscono (devianza dell'atto) o all’oggetto verso cui si indirizzano (devianza dell'oggetto). Le parafilie vanno comunque distinte dalle semplici fantasie erotiche, che sono normalmente presenti nella maggior parte delle persone. In ogni caso, il trattamento psicologico delle parafilie è ammissibile solo attraverso la partecipazione volontaria del soggetto.


Single e coppia

Essere o non essere soli
Lo status di single prevede che una persona non sia sposata, che non sia parte di un'unione civile e che non abbia una relazione stabile tipo fidanzamento o convivenza more uxorio, ossia quel rapporto affettivo che lega due persone in comunione di vita e di intenti.

Le persone possono rimanere single per scelta personale o per una serie di motivi indipendenti dalla loro volontà quali ad esempio problemi finanziari, emotivi o legati all'aspetto fisico, sessuali, salute fisica, carriera, preferenze personali, età avanzata, motivi religiosi, lutto, isolamento sociale o ambientale.

Per quelle persone che non desiderano rimanere single, oggi esistono diverse modalità di incontrare potenziali partner attraverso varie attività di socializzazione, con carattere di divertimento e disimpegno, offerte dalle nuove tecnologie e dalla trasformazione degli schemi culturali che sono passati dal vecchio fidanzamento d'interesse (gestito dalle famiglie) alla ricerca di un legame improntato sui sentimenti e sulle preferenze di carattere personale.

Le attività socializzanti attraverso le quali due persone hanno la possibilità di valutare la loro attitudine come partner in una relazione sentimentale, sono chiamate dating (incontri).

Esistono diverse tipologie di dating:
  • dating events (eventi per single) feste, riunioni, conferenze, seminari, giochi di gruppo;
  • speed dating (incontri veloci) gruppi di persone si incontrano in un evento appositamente organizzato, con la possibilità di parlarsi e conoscersi, due alla volta, per la durata di pochi minuti;
  • mobile dating (incontro tramite cellulare) le persone si iscrivono a servizi tramite i quali contattare altri utenti via messaggi di posta o SMS. Una variante è il toothing, utilizzato per mettere in comunicazione, tramite la tecnologia bluetooth, i cellulari intercettati nelle immediate vicinanze;
  • single travels (viaggi per single) gite o vacanze organizzate per persone in cerca di compagnia o di un potenziale partner;
  • dating agency (agenzie matrimoniali) società di servizi che mettono in comunicazione quei single che stanno cercando un partner;
  • dating online (incontri attraverso siti internet) applicazioni per cellulari o siti web orientati alla conoscenza di nuove persone, a cui possono far seguito eventuali incontri di persona.

In ogni caso, al di là delle varie condizioni che determinano lo stato di single, “zitella” o “scapolo” che dir si voglia, vivere soli può far nascere sentimenti di tristezza, senso di solitudine e abbandono, fino ad arrivare alla disperazione e alla perdita di fiducia nella vita.

Relazioni di coppia
Essere in relazione di coppia significa che tra due persone vi è un rapporto basato su sentimenti e progetti di vita condivisi.
Nella formazione della coppia c’è l’incontro di due storie, due culture e due diverse personalità, in seguito il rapporto può evolvere da coppia coniugale a con l’arrivo dei figli.

Se la relazione funziona in modo stabile, all’inizio vi sarà un miglioramento dell’autostima che potrà durare per un certo periodo, dopodiché potrebbe arrivare la monotonia e la noia che tenderà ad affievolire l’entusiasmo iniziale. Inoltre, nelle coppie con figli vi sarà un ulteriore carico di stress, di impegni e di preoccupazioni, le energie della coppia saranno maggiormente assorbite da altri problemi, andando a contrastare, e a volte sbriciolare, quella che era stata l’aspirazione iniziale: l’armonia e la felicità dell’unione.

Piccole crisi di breve durata possono essere considerate fisiologiche all’interno di un ménage, ma, se i partner vivono un senso di disagio e insoddisfazione che si protrae per un certo tempo, può subentrare la .
In questi casi è opportuno che la coppia si rivolga a un professionista esperto che li aiuti a capire cosa sta succedendo e come poter superare il momento di difficoltà, altrimenti, se si prende coscienza che la crisi è insanabile, bisognerà individuare quale potrebbe essere il modo migliore e meno doloroso di porre fine a un rapporto che non è più soddisfacente o, in taluni casi, trovare il modo di affrontare con successo il senso di vuoto, la tristezza e il subita.


Stress e burn-out

Stress
La reazione psichica o fisica a una serie di fattori che coinvolgono la persona e che vengono percepiti come eccessivi per qualità, quantità o persistenza nel tempo, è riconosciuta come stress.

Gli stressor sono tutti quegli elementi che investono un soggetto e che sono capaci di produrre un esaurimento. La persona che subisce gli stressor può chiaramente avvertirli come nocivi ma anche non rendersi conto della loro forza debilitante nel lungo termine. Gli eventi stressanti esterni possono scaturire da stress emotivi, cognitivi e sociali.

Si può parlare di stress acuto quando lo stimolo è intenso ma isolato e con una durata limitata nel tempo.

Si fa riferimento allo stress cronico quando la fonte di stress perdura a lungo nel tempo, può colpire diverse aree della vita personale e impedire un sereno svolgimento dell’esistenza.

Oltre al distress (stress negativo) causato da eventi stressanti nocivi in grado di incidere sull’umore e sulle difese immunitarie, esiste l’eustress (stress positivo) prodotto da piccoli stressor che stimolano l’inerzia mentale e incentivano un maggiore dinamismo della persona.

I sintomi dello stress possono essere di tipo fisico ed emotivo. Alcuni di essi possono rivelarsi con cefalea, tensione muscolare, agitazione, ansia, nervosismo, bruxismo (digrignare i denti), bulimia, depressione, senso di frustrazione, bassa autostima, sensazione di solitudine, insonnia, inappetenza, calo del desiderio sessuale.

Burnout (o burn-out)
Il termine è di derivazione anglosassone ed indica una condizione di stress dovuta a un esaurimento mentale, affaticamento e crollo delle capacità di reazione. Il burnout viene generalmente riferito ai contesti lavorativi delle helping professions, in cui il soggetto ha mansioni di caregiver, assistenza o grandi responsabilità di lavoro.
Il burnout può essere generato da un lavoro monotono, poco ricompensato, che offre scarse gratificazioni personali e richiede un eccessivo impegno e responsabilità lavorativa o che è fonte di conflitti con i colleghi di lavoro o con i superiori.

Cosa si può fare per lo stress e il burnout
L’approccio più indicato per la persona che si trova nella condizione di stress e burnout è il sostegno psicologico che, attraverso una maggiore consapevolezza del problema, aiuti la persona ad affrontare le emozioni negative e ristrutturare cognitivamente il senso di frustrazione, isolamento e disagio.


Trauma e somatizzazione

Trauma psicologico
Il trauma si crea quando un evento, o una serie di eventi, colpiscono la persona e questa non riesce ad accettarli e integrarli nei suoi schemi mentali.

La perdita della sicurezza personale, il senso di impotenza e la fragilità avvertita dal soggetto possono essere causate da esperienze traumatiche di vario tipo: lutto, malattia, incidenti, bullismo, abuso, violenza sessuale, fisica, verbale, ritorsioni e minacce alla propria integrità fisica.

Oltre alle vittime primarie che subiscono direttamente l’evento traumatico, si possono avere vittime secondarie (quelle che assistono ad un evento traumatico) e vittime terziarie (quelle che soccorrono le vittime primarie).
Le sofferenze psicologiche che permangono per lungo tempo, dopo un evento traumatico e fortemente , sono riconosciute come Disturbo Post Traumatico da Stress (DPTS).
Il DPTS può insorgere in persone che sono state colpite o hanno assistito ad un evento traumatizzante, tragico o brutale.

La capacità di far fronte in maniera positiva a uno stress o a un evento traumatico, la capacità di resistere, adattarsi e rafforzarsi, l’abilità di riorganizzare in modo efficace la propria vita dopo aver subito circostanze avverse, è detta resilienza.
La persona resiliente è quella che, nonostante sia stata colpita da una esperienza traumatica, riesce a trovare le risorse psicologiche e fronteggiare efficacemente le circostanze negative che l’hanno turbata.

Somatizzazione
Quando una persona avverte disturbi e disagi che si manifestano a livello corporeo, senza che vi sia il riscontro oggettivo di una malattia o di un disturbo fisico, si può ipotizzare che sia presente una sofferenza psichica che si rivela attraverso il corpo.
Nelle persone colpite da stress e da disturbo psicosomatico, uno degli ormoni che viene rilevato in alto dosaggio è il cortisolo.
I disturbi psicosomatici, presenti anche nella e nei disturbi d’ansia, rappresentano vere e proprie malattie che possono colpire diversi organi e apparati: neurologico, cardiocircolatorio, respiratorio, gastrointestinale, urogenitale, muscoloscheletrico, cutaneo.

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