Dolori della psiche - Psicologo dott. Boccadoro

Dott. Leonardo Boccadoro
Psicologo Psicoterapeuta
Dott. Leonardo Boccadoro
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Anoressia e Bulimia

L’anoressia nervosa e la bulimia nervosa fanno parte della famiglia dei DCA (Disturbi del Comportamento Alimentare).

Anoressia nervosa
L’anoressia nervosa è un disturbo del comportamento alimentare connesso al rifiuto del cibo e al conseguente dimagrimento eccessivo.
Il termine anoressia corrisponde letteralmente alla mancanza di appetito ma, nella realtà, le persone affette dall’anoressia nervosa non hanno assolutamente mancanza di appetito, anzi, hanno spesso molta fame di cibo ma lottano costantemente contro il desiderio di mangiare perché quando si guardano allo specchio si vedono grasse pur essendo il loro peso normale, se non addirittura sottopeso, in proporzione alla loro altezza (v. Tabella: Indice di Massa Corporea).
Si può avere:
Anoressia nervosa con restrizioni (rigido controllo alimentare senza abbuffate e senza condotte di eliminazione o svuotamento);
Anoressia nervosa di tipo bulimico (con abbuffate e con condotte di eliminazione) ossia le abbuffate sono seguite da comportamenti di svuotamento come il vomito auto-indotto, l’abuso di lassativi, i diuretici, gli enteroclismi, i prodotti dimagranti e l’esercizio fisico ossessivo.

Il termine anoressia viene utilizzato anche per indicare l’Anoressia riversa (o Bigoressia) e l’Anoressia sessuale (ossia la mancanza del desiderio sessuale).
L’anoressia riversa, detta anche bigoressia, complesso di Adone, dismorfia muscolare, vigoressia, è una disfunzione riferita alla volontà di acquisire una sempre maggiore massa muscolare a causa di un’alterata percezione della propria immagine corporea.
L’anoressia sessuale può essere totale quando la persona ha una assoluta mancanza del desiderio sessuale; oppure può essere ipoattiva quando l’interesse nei confronti della sessualità è scarso.
L’anoressia sessuale si definisce come permanente quando il basso livello di pulsione sessuale è costituzionale (ossia da sempre presente nella vita del soggetto); acquisita quando vi è la perdita della libido dopo un normale periodo di evoluzione; generalizzata quando il basso desiderio sessuale riguarda tutti gli aspetti e le tipologie della sessualità; situazionale quando l’inibizione del desiderio sessuale è causata da situazioni o fattori presenti nell’ambiente.

Bulimia nervosa
La bulimia nervosa è contrassegnata da ripetuti episodi di abbuffate compulsive, ossia mangiare in un breve periodo di tempo una quantità di cibo eccessiva rispetto alle normali necessità di ingestione che produce la sazietà.

Si può avere:
Bulimia nervosa con comportamenti di eliminazione ossia vomito autoindotto, uso inappropriato di lassativi, diuretici o enteroclismi.
Bulimia nervosa senza comportamenti di eliminazione ma con comportamenti compensatori inappropriati quali il digiuno o l’esercizio fisico eccessivo.

Disturbo da Alimentazione Incontrollata (Binge Eating Disorder)
Il BED è costituito da ripetuti episodi di alimentazione incontrollata che comporta l’ingestione di grandi quantità di cibo e la sensazione di perdita del controllo nelle abbuffate.
Il BED è contrassegnato da assenza di comportamenti di compensazione quali il vomito, l’abuso di lassativi, i digiuni e l’esercizio fisico eccessivo; la conseguenza dell’alimentazione incontrollata conduce spesso ad un aumento del peso corporeo (a volte con fasi cicliche) e, sul piano psichico, produce sensazioni di sconfitta, sensi di colpa, sentimenti di disapprovazione e insofferenza verso se stessi.

Calcolo dell’Indice di Massa Corporea (Body Mass Index)



Ansia e Depressione

L'ansia
Lo stato ansioso è una risposta emotiva che anticipa condizioni reali o immaginate di stress, paura, preoccupazione, oppure situazioni che possono minacciare la propria integrità fisica o psichica.
Nelle normali condizioni di vita l’ansia è un sistema di allarme fisiologico che risulta fondamentale per la sopravvivenza della specie.
Quando l’ansia diventa sproporzionata rispetto allo stimolo, reale o fantasticato, si trasforma allora in disturbo mentale poiché non favorisce l’adattamento della persona all’ambiente ma diventa una sofferenza incontrollabile che necessita di un intervento terapeutico.
I disturbi d'ansia appartengono alla categoria dei disturbi disadattivi contrassegnati da uno sproporzionato e pervasivo stato di attivazione, fisico o mentale, che risulta eccessivo per il soggetto che ne è affetto, limitandone fortemente il funzionamento nella vita privata, sociale e di relazione.
L'ansia morbosa si esprime con un persistente stato di vigilanza e con comportamenti di evitamento di tutte quelle situazioni che possono scatenare reazioni ansiogene di panico e angoscia.
Secondo il Manuale diagnostico statistico (DSM) i disturbi d'ansia sono specificati facendo riferimento alle situazioni/oggetti temuti, per cui si può rintracciare:
• agorafobia
• ipocondria
• fobia sociale
• fobie specifiche
• ansia da separazione
• disturbo di panico
• disturbo d'ansia generalizzato
• disturbo d'ansia indotto da sostanze
• disturbo d'ansia causato da situazioni mediche
L’ansia può assumere diverse conformazioni:
Generalizzata: quando non è collegata a nessuno stimolo specifico ma il soggetto continua ad avvertire una costante agitazione, apprensione, inquietudine.
Acuta: quando assume carattere di urgenza e forte preoccupazione con espressioni corporee rilevanti (tachicardia, respiro corto, senso di mancamento, nodo alla gola, tremori) e manifestazioni psicologiche disfunzionali (pensieri catastrofici, costernazione, senso di impotenza, funzioni cognitive e comportamentali danneggiate, sensazioni di depersonalizzazione e derealizzazione).
Cronica: quando è da sempre presente nelle caratteristiche della persona.
I sintomi dell’ansia sono rintracciabili anche in altri disturbi psicopatologici:
Disturbo ossessivo-compulsivo (pensieri e immagini intrusive e persistenti, comportamenti o azioni ripetitive e non alienabili).
Disturbo post-traumatico da stress (sintomi disturbanti e fortemente invalidanti, causati dai postumi di un evento traumatico).
Disturbo di attacco di panico (fenomeno acuto ed esasperato, intenso ma di breve durata con senso di pericolo e paura di morire, in cui il soggetto avverte sintomi vegetativi incontrollabili (respiro corto ed affannoso, vertigini, senso di svenimento).

La depressione
La depressione fa parte della grande famiglia dei disturbi dell’umore che comporta sentimenti esasperati di tristezza, abbattimento, distacco emotivo e disinteresse generalizzato.
I sintomi emotivi della depressione comprendono uno stato di profonda tristezza e l’incapacità di saper cogliere gli aspetti piacevoli della vita.
I sintomi fisici della depressione possono riguardare: stanchezza, mancanza di forze, dolori di vario tipo e localizzazione, difficoltà a prendere sonno, risvegli frequenti durante la notte, oppure al contrario dormire durante il giorno e sentirsi come attoniti senza voglia di intraprendere alcuna azione. Non avere più voglia di mangiare, oppure avere un grande aumento dell’appetito. Alcuni soggetti possono avvertire un rallentamento dei pensieri e dei movimenti, mentre altri non riescono a stare fermi e si sentono costantemente agitati.
Altri sintomi fisici possono riguardare la perdita del desiderio sessuale e della vita di coppia, il ritiro sociale e l’incuria per il proprio aspetto fisico.
La depressione è più frequentemente sperimentata dalle donne rispetto agli uomini, il rapporto è di due a uno.
La depressione può avere diverse cause di insorgenza:
- malattia fisica dovuta ad alterazione genetica in cui la produzione di neuromodulatori chimici interferiscono con le funzioni cerebrali;
- condizione cerebrale sopraggiunta nel corso di vita quale ad esempio l’abuso di sostanze o l’effetto iatrogeno di cure;
- trauma o grave problema non risolto;
- evento inaspettato, non-normativo della vita (licenziamento, abbandono, separazione, fallimento).

La smiling depression è un atteggiamento di difesa che molte persone manifestano, a volte inconsapevolmente, per nascondere sentimenti di infelicità, angoscia, senso di fragilità ed insoddisfazione.
È una “depressione atipica” in cui il sorriso (o l’apparente felicità o allegria) viene mostrato nelle situazioni pubbliche e sociali, ma nella realtà è una maschera che viene indossata in particolari circostanze, per creare un’immagine esteriore molto diversa da ciò che in realtà si sente e si sta vivendo dentro di sé.
La smiling depression è una patologia che va curata perché potrebbe aprire la strada ad altre e ben più gravi difficoltà sociali, di vita e di relazione. Rinchiudersi in sé stessi non porta ad alcun risultato utile. La cosa migliore da fare è affrontate queste difficoltà, chiedere aiuto, parlare con una persona esperta a cui manifestare con sincerità e coraggio il proprio disagio interiore.

Attacchi di panico
L’attacco di panico
Gli attacchi di panico, anche detti disturbi da panico, fanno parte della famiglia dei disturbi d'ansia e sono contrassegnati da acuti stati di agitazione associati a diversi sintomi psichici e somatoformi, ossia sintomi fisici che portano il soggetto ad immaginare la presenza di una malattia di natura organica.
L’età tipica di insorgenza dell’attacco di panico è quella della tarda adolescenza o prima età adulta e la sua incidenza (ossia il numero di casi in cui si verifica) è maggiore nelle donne rispetto agli uomini (2-3 a 1). È uno dei più comuni e diffuso fra i disturbi psichici, si stima che oltre 10 milioni di italiani abbiano sofferto di almeno un attacco di panico nella loro vita.

La diagnosi del disturbo di attacchi di panico si effettua prendendo in considerazione i sintomi avvertiti dalla persona e i segni caratteristici rilevati dal clinico nelle sedute di consultazione.
Molti soggetti possono essere vulnerabili ad altri e più generici disturbi d'ansia che potrebbero essere stati ereditati dai propri familiari, ragion per cui è utile effettuare un'anamnesi famigliare per valutare un’eventuale predisposizione esistente nel ramo ascendente.
I sintomi più comuni dell'attacco di panico sono:
• nausea o disturbi addominali;
• oppressione o forte peso sul petto;
• palpitazioni o tachicardia sempre più forte (cuore impazzito);
• paura di morire;
• paura di impazzire o di perdere il controllo;
• paura di stare sempre peggio e di non riuscire a riprendersi;
• rapido aumento della pressione sanguigna (ipertensione) o rapido crollo (ipotensione);
• sensazione di asfissia o iperventilazione;
• sensazioni di derealizzazione e depersonalizzazione;
• sensazioni di torpore o di formicolio;
• sensazioni di sbandamento, instabilità e svenimento;
• sensazione di formicolio agli arti e alle mani (parestesia).
• tremori alle braccia e/o alle gambe;
• vampate di calore o brividi;
Oltre a ciò si può aggiungere un senso di morte imminente e il timore che qualcuno possa accorgersi del vissuto drammatico di angoscia che il soggetto sta sperimentando in quel momento, ciò può provocare insicurezza e senso di vergogna conseguente all’attacco di panico.

La terapia è essenzialmente di tipo psicologico ma, nei casi più gravi, può essere affiancata ad un trattamento farmacologico. Non è tuttavia consigliata la sola terapia farmaco-officinale in quanto la maggior parte delle volte si può sviluppare una recidiva degli attacchi di panico.

Conflitto di coppia
I conflitti di coppia
I problemi del rapporto di coppia nascono spesso dai conflitti che si generano fra i partner. Le divergenze che entrano in gioco nel ménage familiare, che a volte sfociano in scontri successivi, possono essere molteplici e possono riguardare gli aspetti connessi alla personalità, ad una diversa visione della vita, ad abitudini acquisite nel corso del tempo, ad una comunicazione carente, sbagliata o inesistente, oppure ad una errata gestione del potere fra i partner.
I conflitti sono una parte integrante della vita di coppia ma possono essere gestiti in vari modi e con una progressione che può andare dal costruttivo al distruttivo.

Le divergenze non vanno nascoste e dimenticate nello stanzino buio della nostra mente ma andrebbero espresse all’altro in modo pacato e rispettoso, con l’intento di trovare una mediazione che sia accettabile per entrambi.
Lo psicologo americano John Gottman (2015) afferma che le “coppie infelicemente sposate” gestiscono i conflitti, la comunicazione, l’espressione delle emozioni e degli atteggiamenti, in maniera così sbagliata che il tunnel delle incomprensioni li condurrà al divorzio.
La spirale negativa delle interazioni, guidata dai “quattro cavalieri dell’apocalisse”, porterà alla disgregazione della coppia in quattro passaggi: la critica, il disprezzo, la reazione difensiva, il muro del silenzio.
Il primo cavaliere, la critica, attacca il carattere della persona.
Il secondo cavaliere, il disprezzo, intende ferire l’altro per comunicare la propria disapprovazione e per vendicarsi attraverso l’insulto, lo scherno, il sarcasmo.
Il terzo cavaliere, la reazione difensiva, è un comportamento di risposta negativa utilizzato da chi si sente insultato e offeso ingiustamente.
Il quarto cavaliere, il muro del silenzio, è l’ostruzionismo, il mutismo ossia il ritiro dalla conversazione e l’evitamento del rapporto di coppia per punire il partner o evitare di essere feriti da lui.
Per una buona gestione della rabbia e del conflitto bisognerebbe attenersi ad alcune regole fondamentali: non agire impulsivamente, manifestare i propri bisogni in modo trasparente, interrompere momentaneamente le discussioni prima che diventino troppo violente, comunicare al partner i comportamenti che fanno scattare la rabbia, cercare e condividere le migliori soluzioni per i problemi della coppia nel momento in cui si presentano.
La coppia è un sistema relazionale complesso e i pilastri del buon funzionamento sono:
• mantenere un buon livello di comunicazione
• accettare il partner per quello che è, non cercare di cambiarlo
• focalizzarsi sui lati positivi e sui punti di forza del partner
• favorire l'alleanza di coppia attraverso il rispetto reciproco e l’equa distribuzione del potere
• avere una visione della vita concordante e trovare obiettivi condivisi
• gestire i conflitti in modo sano e non distruttivo
• fare alcune cose insieme (non tutto) e creare nuovi interessi piacevoli per entrambi
• non vivere in simbiosi ma lasciarsi alcuni spazi di vita autonomi
• riconoscere il valore della coppia come una opportunità di crescita personale
• rispettare la libertà dell’altro e non costringerlo ad accettare le proprie norme e opinioni.

1) John Gottman, Intelligenza emotiva per un figlio, Bur digitale, 2015.

Difficoltà di relazione

I disturbi delle relazioni
Le difficoltà relazionali possono nascere in diversi contesti e in differenti circostanze. Si possono avere problemi di relazione nella coppia, nella famiglia, nel lavoro, nelle amicizie e nella società.
Tra persone che condividono “qualcosa”, sia essa una parentela, una situazione di matrimonio o convivenza, di scambio o di vicinanza, gli equilibri sono sistematicamente soggetti all’insorgenza di complicazioni.
Molto spesso l’altro viene idealizzato, vengono proiettate su di lui/lei qualità e caratteristiche che egli non ha. Ciò accade perché crediamo di trovare nell’altro la soddisfazione dei nostri bisogni che in realtà appartengono solo a noi e ci provengono da aspirazioni e sogni inespressi, ma mai realizzati. Gli altri possono diventare lo specchio magico che, nella nostra intima visione, ci rimanda un’immagine falsificata dei nostri desideri e ambizioni.

Nella formazione del legame di coppia si susseguono diversi stadi:
  • la fase dell’innamoramento e del primo periodo di convivenze è detta “fase dell’illusione” poiché l’altro viene fantasticato come l’unico essere capace di soddisfare i propri bisogni e desideri; entrambi si illudono che la loro unione sarà capace di cancellare ogni solitudine e sofferenza. In ogni relazione quindi, ciascun partner attribuisce all’altro qualità inesistenti che creano aspettative non realistiche, probabilmente collegate a una sofferenza personale derivante dalla propria infanzia o dalla famiglia di origine.
  • nella seconda fase si verifica la “disillusione”, una sorta di dissociazione coniugale causata dalla differenza tra le aspettative sognate e la realtà riscontrata, una realtà fatta di comportamenti percepiti come imprevedibili, incoerenti, ostili o ottusi.
  • nella terza fase ci sarà il tentativo di eliminare l’incongruenza tra il prima e il dopo, che a questo punto si è evidenziata, cercando di cambiare le caratteristiche del partner. Per legittimare le pretese di cambiamento del partner, questi verrà etichettato come ingenuo, stupido, incapace, violento, succube della famiglia o con un carattere instabile e, soprattutto, diverso da quello che era inizialmente. La persona si sente tradita nelle sue aspettative e imputa al partner la colpa di non essere quello che ci sembrava promettere nella prima fase del legame.
In questi casi non è raro che si arrivi a uno stallo di coppia ossia un matrimonio stabile-insoddisfacente in cui si susseguono mosse e contromosse con il risultato di una inibizione reciproca, così la partita risulta sempre pari ma con un annullamento reciproco del potere.

Come si può superare la lotta di potere e arrivare a un consenso condiviso?
  • Dandosi regole per arrivare a un consenso basato sulla fiducia.
  • Legittimare il potere di ognuno nella relazione.
  • Riconoscere e valorizzare le specifiche competenze personali.
Alla base di una buona relazione c’è il riconoscimento dei valori dell’altro e l’autostima di entrambi i partner.


Figli e adolescenza

I figli bambini, adolescenti e bamboccioni
Lo sviluppo dell'individuo procede attraverso differenti fasi di vita e stadi di maturazione fisica e mentale.



La crescita del bambino avanza in sincronia con lo sviluppo biologico, l’acquisizione delle conoscenze, la conquista del linguaggio, l’apprendimento delle regole e dei comportamenti sociali.
La pubertà è rappresentata dai primi segni della maturazione sessuale e contraddistinta da alcuni aspetti quali il cambiamento della voce, la crescita della peluria, la prima eiaculazione (tra i 9 e i 15 anni per il maschio); il menarca o la comparsa del seno (tra 8 e 15 anni per la femmina).
Lo sviluppo dell’essere umano è un processo continuo di adattamento alle circostanze che l’individuo si trova ad affrontare nel corso della sua vita.
La Psicologia dello sviluppo studia l’evoluzione e il funzionamento del bambino nelle sue varie fasi di crescita, l’ambiente e gli elementi che favoriscono il cambiamento dalla prima infanzia all’età adulta.
I problemi dell’adolescenza possono nascere da un’autostima carente, da una valutazione troppo critica di sé, dai difficili rapporti con i genitori e con il gruppo amicale. Da qui possono scaturire disturbi d’ansia, alimentari, depressivi, angoscia sociale, comportamenti oppositivi e l’utilizzo di sostanze stupefacenti.
A volte i figli esprimono un problema o un disagio non visibile ma presente nella famiglia, un segreto inconfessabile, una crisi coniugale, un divorzio, una violenza familiare, in questi casi il disturbo dell'adolescente è la metafora palese del problema che viene rappresentato dai sintomi del figlio.

Le modalità con cui una persona risponde allo stress e ai grandi sconvolgimenti della vita sono il coping (ossia la strategia di adattamento per fronteggiare i problemi personali ed interpersonali), la resilienza (ossia la capacità di un individuo di affrontare e superare una difficoltà o un evento traumatico) e l’adattamento (la capacità di inglobare nei propri schemi mentali le nuove acquisizioni).

I bamboccioni
I ragazzi “tardo adolescenti” si trovano spesso nella condizione di essere “figli mammoni” o “bamboccioni”, il fenomeno dei figli adulti che non si decidono ad andare a vivere per proprio conto, ossia sono quei figli in età da lavoro (18-30 anni) che non studiano o che, avendo terminato gli studi, continuano a vivere a casa con mamma e papà.
Il termine dovrebbe risultare abbastanza irritante per i giovani e per le loro famiglie in quanto ha origine dal francese bamboche (coniato nel XVII secolo) che significa bamboccio, marionetta.
Inoltre, questo aspetto dovrebbe far riflettere i genitori sul perché i loro figli bamboccioni non riescono a rendersi autonomi e indipendenti.
Escludendo i casi di momentanea indigenza economica o di malattia, la dipendenza dai genitori può derivare da varie circostanze e fattori, ad es. una fobia sociale che fa vedere il mondo esterno alla famiglia come ostile e pericoloso; una insicurezza personale che non ha permesso di elaborare il distacco dai genitori; un complesso di Peter Pan ossia l’incapacità di organizzarsi per vivere una vita autonoma e responsabilizzata; un calcolo di pura convenienza con cui si sceglie di barattare la propria libertà, autonomia, indipendenza e dignità personale, in cambio della comodità e sicurezza economica offerte dal rifugio familiare.

Genitori e famiglia

I genitori di ieri, oggi e domani
Molto spesso si sente dire che “fare il genitore” è il mestiere più difficile del mondo. In parte è vero, poiché nessuno ci ha preparati ad essere padre e madre, non ci sono neppure manuali che ci insegnano passo-passo cosa fare per ogni singola circostanza che si presenta nel corso della vita. D’altronde non è nemmeno possibile preparare i nostri figli ad affrontare tutte le difficoltà che incontreranno nel loro cammino e superarle senza commettere errori, è però possibile fornire loro le giuste nozioni e gli insegnamenti appropriati che faciliteranno la loro crescita.
A volte fra genitori e figli possono nascere conflitti e incomprensioni. Questo può comportare molte incertezze sulle nostre competenze educative e sulle capacità di gestire la crescita di un figlio.
In ogni caso, la coppia coniugale è l’elemento cardine dell’organizzazione familiare. Questa relazione dovrebbe essere paritaria, con facoltà di libera scelta e potenzialmente scioglibile. Mentre è possibile cessare di essere coniugi, non è possibile smettere di essere genitori.

Che tipo di genitore sono?
Lo stile genitoriale, ossia il modo in cui un genitore si pone come guida ed educatore dei propri figli, ricopre un ruolo importante per la loro crescita e per la formazione del loro carattere.
Sono stati individuati quattro principali stili genitoriali.
Genitore permissivo
Lo stile educativo del genitore permissivo è quello in cui c’è difficoltà a creare e far rispettare le regole che i figli devono seguire. Non stabilire i limiti a cui i figli devono attenersi può creare confusione su ciò che sia appropriato fare o non fare. Senza regole e senza “No” ci saranno sicuramente meno scontri in famiglia ma ai figli mancherà una figura di riferimento e una linea di condotta da seguire ed apprendere.
Genitore non coinvolto
Il genitore che è freddo e distaccato nel rapporto con i figli, che non partecipa alla loro vita e alla loro educazione, può trasmettere un senso di disinteresse e trascuratezza.
Spesso questi genitori hanno problemi personali o lavorativi che non consentono loro di caricarsi di altre preoccupazioni, oppure essi stessi hanno ricevuto uno scarso accudimento quando erano bambini.
Genitore autoritario
Il genitore inflessibile e intransigente che impone regole molto rigide ai figli, è il genitore definito autoritario. Lo stile militaresco da loro imposto, può ostacolare l'autonomia e la futura indipendenza dei figli che potrebbero crescere con un senso di insicurezza o, al contrario, potrebbero sviluppare sentimenti oppositivi e di ribellione verso tutto ciò che rappresenta l’autorità.
Genitore autorevole
Il genitore autorevole fissa regole e limiti ma chiarisce e fa capire il motivo e l’opportunità delle sue decisioni. Coinvolge il figlio nel suo progetto educativo, ascolta le sue osservazioni, i dubbi, le critiche e i problemi che incontra nella sua crescita.

Genitorialità positiva
Essere genitori positivi vuol dire essere per i figli una guida autorevole e non solo autoritaria, capire i loro bisogni e paure, infondere fiducia e autostima, essere un sostegno che li accompagna nei momenti difficili della loro crescita.

La sindrome di alienazione genitoriale
Parental Alienation Syndrome (PAS)
Quando due genitori si separano, o nei casi di forte conflitto familiare, possono crearsi alleanze tra un genitore e un figlio nei confronti del genitore bersaglio. Spesso il bambino è inconsapevole di quello che sta veramente accadendo e del processo di denigrazione che un genitore sta orchestrando nei confronti dell’altro.

La famiglia è un nucleo sociale composto da un gruppo di soggetti con una storia condivisa e legati da rapporti di parentela o di affinità. Oltre alle persone vengono considerati appartenenti al nucleo familiare anche gli animali di affezione.
Nella "famiglia biologica" sono insiti i concetti di generatività, procreazione, adozione, caregiving, sostentamento e funzione genitoriale.
Si possono considerare diversi tipi di famiglie:
• Nucleare (formata da una sola unità coniugale, padre, madre e figli);
• Mononucleare (formata da una sola persona);
Monogenitoriale (un solo genitore e i figli, naturali o adottati);
Omogenitoriale (due genitori del medesimo sesso e i figli);
• Estesa o allargata (una unità coniugale e parenti conviventi);
• Ricomposta (ricostituzione di un nuovo nucleo familiare dopo la separazione/divorzio);
• Multipla (formata da due o più unità coniugali);
• Convivente (senza unione coniugale ufficiale o religiosa);
• Consanguinea (famiglia estesa composta da genitori, famiglie di origine e loro discendenti).


Lutto e perdita


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